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Torre Aria

Torre Aria Milano

è un edificio residenziale di diciassette piani di recente costruzione, situato in una zona prestigiosa: il quartiere Porta Nuova. Avamposto spettacolare nello Skyline cittadino è una presenza moderna ed elegante sul territorio, che dai piani alti permette di ammirare un vasto panorama sulla trafficata via Melchiorre Gioia e oltre. Arrivo in piazza Alvar Aalto il giorno dei Morti, nel tardo pomeriggio. Milano è in odore di nuovo lockdown, dopo un weekend nebbioso che ha restituito ai suoi abitanti l’atmosfera autunnale perfetta per Halloween – a chi piace; – calpesto le foglie che ormai sono più per terra che sugli alberi e penso che mi piace, cazzo, è tutto molto, molto cool. Mi sento immerso in una rivista di architettura. L’ascensore è fighissimo e può ospitare tredici persone, anche se di sti tempi magari meno. Tiro su bene la mascherina sul naso e mi chiedo come sarebbe abitare qui, in uno di questi appartamenti di lusso, ma vabbe’ non sono qui per una visita modello agenzia immobiliare. Ridacchio sempre sotto la mascherina e proseguo, fino alla terrazza del quindicesimo piano. 

Sotto di me la città dei marziani. Un intrigo di vie tra cui spicca la più larga Melchiorre Gioia, con le auto della sera, mentre il cielo cambia in fretta colore, diventando di un blu carta da zucchero, con le luci che ammantano di oro le strade del ritorno a casa, sono carte dei cioccolatini sparse a caso fino a ricoprire la ragnatela dei viali.  

La cosa più sensazionale è quel robo lì, una sorta di enorme tubo in divenire, che mi dicono sia fatto di vetro – e si vede – e legno –e questo no, questo, sembra metallo – con una geometria davvero avveniristica a rete. Le gru e le impalcature abbracciano la nuova torre dell’Unipol, ancora in corso di fabbricazione. Trovo sia bellissima, mi sposto per imprigionarla in diverse angolazioni: è un salto negli anni 3000, un’ulteriore tessera del mosaico spaziale che compone oggi questa area riqualificata in maniera tanto incredibile. Il sogno di un bambino al quale pareva già sufficientemente strano immaginare un futuro in cui ci si potesse vedere nel telefono, figuriamoci ipotizzare grattacieli di legno, senza infiltrazioni d’acqua. Pazzesco come ci si possa evolvere tornando a materiali naturali, è tutto così armonico e insolito da stordirmi, scatto e penso a questa città così in sofferenza ora, che ha saputo mantenere una sua vivacità nel dramma. L’aria si fa più fresca, più su l’arancione invade l’orizzonte e scompagina di nuovo la vista, adesso è un bagliore incandescente di nuvole e tetti, una colata lavica urbana su questa arteria pulsante che è il cuore finanziario di Milano. Torno al piano terra con l’idea di non essere salito di quindici piani, ma andato avanti nel tempo di almeno quindici anni: siamo già nel 2035 e non lo sapevo. 

 

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