Strani giorni.

Strani giorni.

Milano, strani giorni.

C’era una canzone perfetta, anzi c’è, le canzoni non muoiono, ma la gente in questo periodo sì, è di Battiato che canta “Strani giorni, viviamo strani giorni” ed è la didascalia sovrapponibile a questo periodo da zona gialla, da ordinanze, da psicosi, da amuchina e gente che dice no, è solo un’influenza, oppure, ancora peggio “tanto muoiono solo gli anziani!” Direbbero lo stesso se si trattasse di un loro genitore o di un loro nonno?

Lo sguardo dei milanesi fino a due settimane fa era sulla Cina, che non è vicina e all’improvviso è stato qui, nella capitale morale d’Italia, nel suo motore inceppato. La città è passata da lanciare messaggi da via Paolo Sarpi, la celebre e splendida China Town che ha annullato i festeggiamenti per il capodanno, a fare dichiarazioni dai navigli, da piazza Duomo dove le maschere di carnevale sono state sostituite dalle mascherine. Milano non si ferma.

I primi giorni l’impatto sembra gestibile: è la settimana della moda, gira voce che Armani abbia sfilato a porte chiuse, e in quanto a chiusura le scuole lo erano già in parte per il carnevale. Aboliti coriandoli e baldoria la città si riversa nei supermercati: scaffali vuoti che manco nei Balcani degli anni ’90. Ma è una valanga che rotola e s’ingrandisce, e l’emblema di una Milano inaspettata e in ginocchio sono le saracinesche dei bar tirate giù alle 18. Il simbolo eterno assieme alla Madonnina, il rito dell’aperitivo, al bancone con bollicine-patatine-noccioline o al tavolo con una simil cena e il mojito, muore di botto.

Codogno come Wuhan, mentre Milano diventa un posto che non è mai stato, rimodula la vita di tutti, disegna la propria linea Maginot sullo zerbino di casa, entra in una bolla scoprendosi fragile e forte, aperta e chiusa, eleva a contraddizione lo scandire dei giorni, con il bollettino dei contagi in Tv. L’immagine del cancello dell’Ospedale Sacco, talmente periferico che da lì si va a piedi a Baranzate, entra nei salotti di tutti, si siede a tavola coi milanesi che si chiedono soltanto: “quando finirà?”

La metropolitana semi deserta regala percorsi più comodi, il telelavoro non è per tutti e le aziende si muovono a caso “non venite se utilizzate i mezzi”, “state a casa al primo starnuto!” Il delirio impera sui social, ma il milanese, imbruttito o no, ha ancora voglia di riderci su. Le mamme sclerano: blindate coi figli h 24 scoprono scenari apocalittici tra puzzle di 5400 pezzi e compiti via whatsApp.

Nessuno si senta escluso. Tutti vorrebbero fare il tampone per tranquillizzarsi. 

 

 

Ph. Paolo Marchesi ©

Share on facebook
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on email
Back to Top
Close Zoom
Ciao! ©DearMilano.it