Milano by Night

La notte anima Milano e se l’appellativo di città che non dorme mai non è stato inventato per lei, si è adeguata alla perfezione. Se davvero Romeo ha detto “È talmente tardi che tra poco dovremo dire che è troppo presto!” alla sua Giulietta o forse è soltanto una trasposizione cinematografica, a Milano tardi e presto si fondono in un unico tempo dilatato, che non è proprietà privata della movida.

La musica tunz tunz delle discoteche, la melodia soave dei teatri, la gente di ogni età che lascia i locali a tutte le ore, cerca un taxi o raggiunge la propria auto e si fa inghiottire dal sonno con i bagliori ancora accesi nella malinconia di una serata finita. Milano di notte è lo scalpiccio delle coppie abbracciate che guardano le vetrine dei negozi chiusi e promettono di tornare a fare acquisti, è l’immancabile rumore di un’ambulanza, lo skyline ridisegnato nell’umidità, il selciato bagnato del Duomo anche se non piove da mesi. I semafori lampeggianti di giallo, le macchine finalmente libere di scorrazzare nella ZTL, l’ultimo cane da portare al parco. Milano che anima i navigli, Brera e l’Arco della pace e ci si dimentica che lavora soprattutto negli ospedali, nei servizi essenziali a chi è in difficoltà. Milano dei City Angels e del senzatetto buttato in un angolo che stride con lo scintillio delle griffe poco più in là.

Milano del divertimento che inizia sempre più tardi, con le caviglie scoperte anche in inverno, che poi all’inverno è toccato adeguarsi alla moda del momento e si è dimenticato di far scendere le temperature sotto zero. 

I suoi monumenti nell’oscurità, i contorni quasi invisibili punteggiati da quelle luci che non vengono mai spente. La metropolitana con gli accessi sbarrati, per cui bisogna circumnavigare le fermate in cerca della scala accessibile. 

Milano sempre aperta, Milano che ai forestieri invece sembra chiusa su se stessa e incomprensibile nella sua generosità strana. Milano dei ragazzini “Ma non dovrebbero essere già a casa a quest’ora?” in giro per un ultimo selfie e una prima brioche calda col cappuccino. Milano che il vero silenzio non sa cosa sia: c’è sempre un faro che ti abbaglia, un rombo lontano, un gatto che miagola, un bacio con lo schiocco di chi si saluta.

Milano che corre sul tacco dodici senza inciampare o sullo skate dribblando ogni paura, con un’intensità tutta sua tinta di buio verso un portone nascosto a un’ora improponibile. Milano con le occhiaie e il trucco sbavato non ha orari per le bollicine, anche se per molti è già il momento della sveglia e del caffè. 

 

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