Magnolie e Social
di Paolo Marchesi
I cieli azzurri di questa primavera sfolgorante sono spesso solo dalla finestra, mentre dai balconi non si canta più! Poche piogge reali e molti temporali interiori. Lo so, cazzo, lo so che la situazione è diversa dal lock down di marzo 2020, che c’è chi sta peggio, ma la fatica si stratifica e la bellezza ingabbiata di una Milano senza pubblico è troppo triste.
Milano dal canto suo se ne frega, lei esplode, regala piante di struggente fulgore: le magnolie intorno al Duomo, e quella super fotografata in piazza Tommaseo. In Bicocca ci sono i ciliegi e ogni minuscolo giardinetto cittadino ha la sua macchia che va dal rosa confetto al rosa shocking e fa a gara con il foliage autunnale a dichiararsi la migliore. Bisogna approfittare della spesa, infilare tra le borse, con i primi asparagi e l’uovo di Pasqua, le occhiate catturate, portarle a casa e custodirlo con cura. Un albero inaspettato al semaforo, non conosco il nome – esistono i pruni a Milano? – mi consola l’animo afflitto. Scatto. Ci saranno foto sbilenche nei telefonini di tutti, immagini riproposte tra un anno dalla memoria del cellulare, e magari nel 2022 potremo finalmente dire “ma dai, ce l’abbiamo fatta! Fanculo mascherine, distanziamento…” Lo scorso anno non avremmo mai immaginato di ritrovarci ancora a questo punto.
Milano merita la gente fuori, senza paura, con lo spritz color tramonto e la luce allungata dell’ora legale per stare in giro e ingannarsi. Gli attori al termine dello show, le mani strette dell’ultimo spettatore rimasto all’uscita ad aspettarlo, per fargli i complimenti. La stretta di mano, chi se la ricorda?
Mi fermo a controllare la mia macchina fotografica, mi guardo attorno: un ragazzino stanco della Dad sfreccia in bici sul vialetto, in questo parchetto il panorama sembra quasi normale.
Ai miei piedi uno spazio candido di margheritine e non ti scordar di me, i primi a spuntare, spesso già in febbraio, avamposti impavidi, annunciano la stagione più crudele.
Quella delle gemme che diventano fiori con pochi applausi e gli sguardi rivolti al telefonino, per socializzare nell’unico modo possibile.
